RENANERA – MAL DI LUCANIA, nuovo singolo dell’album «’O Rangio»

SINGLE-MAL-DI-LUCANIA

MAL DI LUCANIA è il nuovo singolo dei RENANERA, terzo estratto dell’album «‘O rangio» (Il granchio), nel brano si materializza la magia di una terra che si trasforma in un rapporto spirituale e nostalgico. La Basilicata, da molti conosciuta col suo antico nome di “Lucania”,  è diventata meta di moltissimi turisti perché regala scenari che ispirano registi, scrittori, poeti e musicisti di tutto il mondo. Resta colpito colui che, anche se nato in altri luoghi, una volta conosciuti questi posti e questa gente, prova un senso di appartenenza.

Il videoclip è stato girato in molti posti “simbolo” della regione. La magia di un misterioso libro dal titolo “Basilicata, il giardino segreto d’Italia” è trovato per caso e “guida” magneticamente i Renanera in un percorso magico in giro per la Basilicata: Maratea, ai piedi della statua del Cristo Redentore e nei vicoli del borgo antico, uno dei luoghi di mare più incantevoli della costa tirrenica del Sud Italia; Lagonegro, nel Museo dedicato a Monna Lisa e al compianto cantautore Mango; Colobraro, uno dei simboli della Lucania antica, noto per la presenza di maghi e fattucchiere; sulla valle del fiume Noce e sulla strada che costeggia il fiume Sinni dove si possono ammirare i caratteristici “calanchi”. 

Un ritmo di reggae etnico fa da sfondo al canto. La contaminazione tra acustico ed elettronico è la matrice per tutta la tracklist di questo nuovo lavoro discografico uscito il 16 Giugno scorso sia per il mercato digitale che fisico su etichetta iCompany. 

GUARDA IL VIDEOCLIP

https://www.youtube.com/watch?v=B5i2a7oJvEo

 

I LUCANI RENANERA TRIONFANO AL PREMIO MIA MARTINI 2017

Renanera_PremioMiaMartini_esibizione

 

Ancora una volta i Renanera si distinguono per il loro impegno nel sociale.  Il 12 Ottobre scorso a Bagnara Calabra (RC), nel prestigioso contesto del Premio Mia Martini, la band lucana si è aggiudicata il Premio della Critica per la sezione ETNO SONG.  Con la loro coinvolgente  esibizione i Renanera sono riusciti a sensibilizzare pubblico e giuria anche grazie al testo della canzone «Je mo’ m’accir’», incentrato sul tema del bullismo. La prestigiosa giuria composta da cantautori del calibro di Franco Fasano, Amara e Mario Rosini hanno premiato la canzone contenuta nel nuovo lavoro discografico della band intitolato «‘O rangio» uscito il 16 Giugno scorso sia per il mercato digitale che fisico con la casa discografica iCompany.Maggiori info su  www.renanera.itPer vedere l’esibizione https://www.facebook.com/renanera.music/videos/1677659365599372/
RENANERA_PREMIODELLACRITICA_MIAMARTINI2017
RENANERA – «JE MO’ M’ACCIR’» (TESTO) Musica: C.De Rosa – A.Deodati / Testo: C.De Rosa / Edizioni: iCompany

E’ schiarat’ o’ sol’ ancora, n’atu juorn nir’

Che m’invent’ stammatina pe’ nun ghie chhiù a scola

M’hann già vattut’ pecchè nun so’ comm’ e loro

E me riren’ pe’ cuoll’ mentre sto chiagnenn’

Je nun l’agge raccuntat’ pecchè m’hann’ ritt’

Ca si o’ dico a coccuruno ,me fanno chhiù male

Fann’ mal’ pur’ a chi m’ha miso a chistu munno

Prega a Dio ca e fa fernì pecchè sto pe’ murì

Si je pe’ vuje so’ niente allora v’accuntento

Je mo’ m’accir’ e sit’ cchiù cuntent’

Semp’ ca capa calata pass’ miezz’ a llat’

nun e guardo manc’ nfaccia mentre e sento ca

s’avvicinano e c’a forza me fanno sciulià

ma nisciuno vere niente e nisciuno sa

Je nun l’agge raccuntat’ pecchè m’hann’ ritt’

Ca si o’ dico a coccuruno ,me fanno chhiù male

Fann’ mal’ pur’ a chi m’ha miso a chistu munno

Prega a Dio ca e fa fernì pecchè sto pe’ murì

Si je pe’ vuje so’ niente allora v’accuntento

Je mo’ m’accir’ e sit’ cchiù cuntent’

Io sono grasso, io sono magro

Io sono cieco, io sono sordo

Io sono brutto, io sono down

Io sono gay, io sono muto

Io sono dislessico, io sono nero

Io sono giallo, io sono adottato

Io sono cristiano, io mussulmano

Io sono io…

Si je pe’ vuje so’ niente allora v’accuntento

Je mo’ m’accir’ e sit’ cchiù cuntent’

 Renanera_premioMiaMartini 

RENANERA, l’anima del SUD in una canzone: “RENA NERA” (feat. Marcello Coleman)

rena nera coleman

Nel 2012 è nato il progetto artistico “Renanera”. Per festeggiare i 5 anni di attività, la band nu-world  lancia nel quarto lavoro discografico intitolato «’O Rangio» la traccia “Rena nera”, rifacimento di una delle più belle canzoni scritte da Marcello Coleman, titolo dal quale la band ha tratto ispirazione per il proprio nome.

L’ex vocalist degli Almamegretta duetta con i Renanera nella nuova traccia musicale che miscela emozioni profonde e sonorità di sicuro effetto. Il videoclip, pensato e diretto da Unaderosa, anche voce della band,  è stato girato ai piedi del Vesuvio, al Granatello di Portici, proprio nel posto dove la canzone è stata composta da Marcello Coleman.

La contaminazione tra etnico ed elettronico è la matrice per tutta la tracklist di questo nuovo lavoro discografico uscito il 16 giugno scorso per il mercato digitale su etichetta iCompany. L’album «’O Rangio» sarà disponibile fino a metà Agosto  in versione digipack in tutte le edicole di Basilicata, Cilento e Vallo di Diano e nella Calabria Jonica, in abbinamento al quotidiano ROMA, oltre che in futuro nei consueti canali di vendita nazionali.

guarda il video

https://youtu.be/V9lWU5ctjFo

Sito ufficiale della band www.renanera.it

«‘O RANGIO» – il nuovo album dei Renanera su etichetta iCompany

renanera_o_rangio(2017)

«‘O rangio» (Il granchio) è il titolo del nuovo album dei RENANERA, il quarto per la giovane band etno-pop.

La contaminazione tra etnico ed elettronico è la matrice per tutta la tracklist di questo lavoro discografico.

Antonio Deodati, anche tastierista della band, nella produzione degli arrangiamenti è stato affiancato da Unaderosa, autrice e voce del progetto artistico.

Sono dodici le tracce dell’album. Oltre al singolo di lancio, spiccano Rena nera, brano in collaborazione con Marcello Coleman e Je sto buono insieme a Vittorio De Scalzi. Con quest’ultimo i RENANERA stanno registrano un nuovo album in cui confluiscono brani in dialetto genovese e lucano. Nel brano il noto cantautore genovese suona anche il flauto traverso.

Le infuocate ‘O rangio, ‘o rangio e S’adda parlà si alternano a liriche d’autore come L’ammore ch’r’è. Con Mal di Lucania invece i RENANERA cantano la magia di una terra, la Basilicata, che si trasforma in un rapporto spirituale e nostalgico.
Mentre Nu fatt’ pe’ n’at’ ha sonorità tra l’etnico e l’R&B. Nella tracklist c’è anche modo di rivisitare un noto leitmotiv della canzone popolare firmato NCCP Nuova Compagnia di Canto Popolare, La voce del grano e i RENANERA lo fanno in maniera del tutto personale.
Nei testi Unaderosa ha toccato anche temi delicati come il bullismo (Je mò m’accir’) e il doloroso tema dei bimbi con malattie non guaribili (Nun te scurdà e me sunnà). L’impegno nel sociale dei RENANERA è costante, infatti sono stati anche vincitori della quinta edizione di Musica Contro le Mafie col brano Campo.
A chiudere l’album è la canzone La bellezza dell’anima, una traccia quasi strumentale e sperimentale, in cui i RENANERA diventano quasi la colonna sonora di chiusura al loro quarto capitolo discografico. Un brano con testo in grammelot, la lingua inventata da Dario Fo per cui ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura. Qui spiccano le nuance timbriche di Unaderosa e le doti vocali di Alberto Oriolo, violinista e corista del gruppo.

«‘O rangio» è uscito il 16 giugno 2017 su etichetta iCompany per il mercato digitale, poi dal 3 al 30 Luglio sarà disponibile nella versione digipack in tutte le edicole di Basilicata, Cilento e Vallo di Diano, oltre che della Calabria Jonica in abbinamento con il quotidiano ROMA, oltre che nei consueti canali di vendita nazionali.

ACQUISTA su iTunes

Scucciat’ e me scuccià – il singolo di lancio del nuovo album dei RENANERA feat. CICCIO MEROLLA

Scucciat’ e me scuccià (feat. Ciccio Merolla) è il singolo di lancio del nuovo album dei RENANERA.  L’album si intitola «‘O rangio» (Il granchio) ed è il quarto per la giovane band etno-pop. Il rap di Ciccio Merolla, notissimo percussionista partenopeo,  dai toni forti e marcati, riesce a dare ancora più spinta alla trama musicale. La contaminazione tra etnico ed elettronico è la matrice per tutta la tracklist di questo lavoro discografico. Il logo di RENANERA infatti simboleggia la sintesi sonora di due generi musicali. La spirale, simbolo ricorrente nell’iconografia legata alla taranta e in senso lato alla musica popolare, diventa di forma quadrata come il microchip dei computers e dei sintetizzatori usati per la creazione della musica elettronica moderna.

ajaxmail

GUARDALO ORA 

https://www.youtube.com/watch?v=ERxDm3kIl9Q&feature=youtu.be

 

Senza orario senza bandiere – i Renanera su Rai Premium con Vittorio De Scalzi

san cARLO

Il 15 Maggio 2017 al San Carlo di Napoli i Renanera hanno festeggiato i 50 anni di carriera di Vittorio De Scalzi, storica voce e fondatore dei New Trolls. Vittorio De Scalzi, i Renanera e lo storico gruppo de I Neri Per Caso hanno eseguito uno storico brano di Fabrizio De Andrè scritta con Mauro Pagani, Crêuza de mä , forse la prima canzone world italiana pubblicata.

sancarlo2

Prodotto da Rai Premium, il grande evento per celebrare i 50 anni di carriera di è stato ricco di ospiti e sorprese. Sul palco anche: Patty Pravo, Armando Corsi, il batterista dei Jethro Tull Clive Bunker , Beppe Barra, Sal Da Vinci, Zibba, Katia Ricciarelli, Lino Vairetti e gli Osanna, Aldo Tagliapietra (Le Orme). 

La direzione artistica è stata di Dario Salvatori mentre la conduzione di Fabrizio Frizzi.

guarda io video

“CUP CUP”: UNA STORIA DEL CARNEVALE LUCANO

di  ANTONIO  DEODATI

cup

(foto di Marco Angelucci)

Febbraio 1986. É appena  iniziata a scendere una fitta nevicata, «Finalmente!» penso , «Ormai è febbraio inoltrato e qui a Lagonegro di solito a Natale la neve é puntuale». I fiocchi scendono, sono lenti e sembra che danzino, ma non si sente musica ad accompagnarli. Tutto tace, stranamente, la tranquillità spezza la frenesia quotidiana di Lagonegro. È ora di andare a letto ormai e io mi addormento pensando ai giochi che farò domani, tanto Lo Pomo al TG3 ha detto che le scuole sono chiuse.

Mi sveglio con una musica lontana, ma cos’é ?! Non mi sembra che sia la radio degli zii al piano di sopra. E poi non si capiscono bene le parole e per di più non mi sembrano le chitarre dei Police.

Sembra più che il gruppo folk di  Lucibello sia sotto casa… Meglio svegliarsi e correre al balcone a vedere. Sono tre signori vestiti di velluto scuro, due dei quali con una coppola in testa. Tutti hanno dei baffi nerissimi e indossano scarponi pesanti per camminare sul manto di neve che ha avvolto tutto il paese. Hanno in mano degli strumenti che non ho mai visto. Eppure ho iniziato gli studi di pianoforte già da un anno e dovrei intendermi di musica! Uno sembra abbia tra le dita una strana tromba di legno, ma é più sottile, forse è più simile ad un clarinetto senza chiavi. L’altro uomo imbraccia un enorme sacca bianca da cui addirittura ne escono tre di quello strano flauto. L’altro ancora ha un tamburo con un’asticella al centro che sfrega con le mani e produce un suono grave e cupo. Ogni tanto sputa della saliva nella mano e continua a sfregare mentre  gli altri strumenti a fiato producono un suono stridulo ma armonioso. Il suonatore di quello strano tamburo canta a squarciagola una melodia abbastanza monotona, ma vigorosa, capisco solo alcune parole e che sono nel dialetto del mio paese, in “laurisciano”. Anche se a casa non parliamo in dialetto spesso credo che parli di salsicce e soppressate di cui sono molto ghiotto… Il trio viene verso casa. Bussano proprio qui! Apro i il balcone, mi affaccio e ne riconosco uno. É un tizio che lavorava da mast’Antonio, il fabbro di fianco alla salumeria di mio padre di via Calabria. Lui, un uomo alto e dalle spalle larghe batteva sempre il ferro sull’incudine nella scura bottega, poi il mastro ferraio, Antonio, metteva le ciampe appena forgiate agli asini legati al muro nel vicolo antistante. Una volta mio padre mi fece una foto su uno di quegli splendidi asinelli. Ora quel suonatore lavorava al comune perché la bottega aveva chiuso i battenti con la scomparsa del buon mast’Antonio.

«Ciao Deodá», mi urla da sotto “Vruciafierro”, «Simm’ venut’ a cantá u cup’ cup’ pe Carnevale!» «Ma io sono solo con mio fratello! Non posso aprirvi! », «E vabbuó, t’u cantamm’ rácca sott’e po’ passamm’ a salumeria rápat’ta. Ja uagliù, accumnzam!» E iniziarono ad intonare una canzone «U Cup Cup miujémalatu, vol’ a savuzicchia e a supprssata…» E continuarono per cinque interminabili minuti. Era sempre la stessa melodia ma con parole sempre diverse e ad ogni strofa sempre salame e salsiccia!! Sembrava di sentirne il profumo! Il canto terminó e Vruciafierro mi chiese «T’é piaciut’?» «Si» risposi,  «Siete bravissimi. Ma mi dite come si chiamano gli strumenti che suonate?» È lui prontamente… «A zampogna, a ciaramedda e u cup cup. Nun l’hai mai vist’?», «No!» risposi. «Vabbuó n’ v’rimm» mi salutò. «Buona giornata e grazie». Dopo un paio di ore tornarono i miei dal lavoro per il pranzo e raccontai di quella inconsueta visita. Chiesi della ciaramella, della zampogna, del cup cup che mi aveva incuriosito tantissimo. Mio padre mi raccontò della tradizione dei canti di questua carnevaleschi a Lagonegro: i suonatori bussavano a casa e per ricambiare del dono della musica bisognava offrire gli insaccati della dispensa perché poi, fino a pasqua non si poteva più mangiare carne. Ormai pochi mantengono vive le tradizioni e “i suoni” non li sa costruire quasi più nessuno qui…

Dopo pochi giorni mio padre portò a casa uno strano oggetto, era propio quel tamburo, ma in versione più ridotta. Se l’era fatto costruire da un amico, Salvatore  Falabella, un amico appassionato di cultura popolare, che ad una latta del caffé Sao aveva legato una pelle di pecora rivoltata e con un paio di spille da balia e con del filo vi aveva fermato nel centro  una cannuccia di bambù. Bisognava “nzivare” (bagnare con la saliva) la mano come facevano i suonatori per produrre quel caratteristico suono cupo (da cui prende nome lo strumento per onomatopea). «Forte!» pensai.

Poi carnevale venne, poi pasqua e molti natali. E per me quei suoni,  divennero una normale cornice alle feste. Dopo il liceo venne il momento di partire e partire per Bologna, dopo mille ripensamenti scelsi il DAMS musica. Dopo i classici esami di teoria della musica, semiotica musicale, psicologia, italiano venne il momento di etnomusicologia. Solo il nome mi incuriosiva. Il professore era Roberto Leydi, una vera leggenda a detta di molti colleghi. Pare fosse stato un pioniere di questa materia, che solo pochi decenni prima non esisteva. Si era preso la briga di viaggiare lungo tutta la penisola fino  a conoscerne ogni metro quadro e, con registratore a bobina in spalla, aveva bussato alle porte di vecchiette e suonatori per registrare i canti e le musiche che accompagnavano la loro vita. Un giorno a lezione, confermando la voce che avesse straordinaria memoria, mi chiese di dove fossi e proseguì… «Vicino al tuo paese, a Terranova del Pollino c’é la famiglia Salamone, straordinari suonatori e costruttori di zampogna! Salutameli!» Io non detti peso a quella che mi sembrò uno stravagante momento di svago dalla lezione sull’organologia degli strumenti. Stavano affrontando proprio i vari tipi di percussione e in particolare quelle del sud Italia, una delle quali aveva una caratteristica singolare, quella di non essere “percossa” ma di essere “sfregata” attraverso una cannuccia, pertanto si annoverava tra i membranofoni a frizione, che in realtà sono solo due: la cuìca brasiliana e il cupa cupa (anche chiamato putipù in Campania). E riaffiorava quella visita prima del carnevale dei suonatori in quello straordinario giorno di neve del 1986. Decisi di approfondire lo studio dello strumento e portare all’esame una tesina sul cupa cupa, sí proprio quello strano tamburo con la pelle di pecora e la canna di bambù che bisognava bagnare di saliva per fargli fare quel suono ritmico grave.  Fu un successo, l’esame andò oltre ogni mia più rosea aspettativa e ringraziai il professor Leydi per quella porta che aveva aperto con i suoi insegnamenti. Era appena socchiusa ma mi sembrava spalancata. Non sapevo cosa mi avesse portato in futuro…

Continuai i miei studi, poi tornato al paese iniziai con le produzioni discografiche allestendo uno studio di registrazione qui a Lagonegro. Una dopo l’altra vennero le esperienze con alcuni big. Prima Mango, poi Laura Valente, poi Marie Claire D’Ubaldo, poi Corona e Federico Poggipollini. Insomma pop, rock e dance music, un sogno, e i miei studi al DAMS erano serviti solo in minima parte per questo lavoro che avevo scelto “da grande”.

Poi arrivò una proposta artistica da una sconosciuta… Ora lei, Titti, in arte Unaderosa, è diventata mia moglie. Prima un album pop con una grande etichetta italiana, ma il mercato in crisi, i meccanismi non proprio meritocratici dello show business ci scoraggiò a proseguire, poi mi convinse a fare una virata importante e a puntare su un progetto nuovo, appena mi disse la sua idea “Renanera”, una contaminazione tra musica etnica e moderna, fu così che mi convinse. Allora cercai di lavorare a cose che avevo nella memoria pur non avendo una grandissima conoscenza né di questo tipo di musica e nemmeno del tipo di ambiente discografico intorno. Ma non sono mai stato un tipo che non si entusiasma per nuove avventure musicali… La prima idea che mi venne in mente di proprio quella canzone popolare che “mi era venuta a bussare alla porta” da bambino, “Cup cup”. Intanto avevo iniziato a lavorare con Erminio Truncellito sui canti popolari del borgo di Valsinni, piccolo paese del materano. La loro versione del “Cup cup” era sia nella lingua che nella melodia molto differenti da quello del mio paese. In effetti avevo anche lavorato ad un disco con un gruppo folkloristico calabrese, di Mormanno, i Miromagnum, e la loro versione del canto carnevalesco era melodicamente un’altra cosa, pur assomigliandosi molto nel testo, con le dovute differenze dialettali. Decisi di fondere le due versioni: un incrocio melodico tra la versione valsinnese e quella lagonegrese che cantava il testo integrale della versione valsinnese, di fatto una lingua meno contaminata di quella lagonegrese che geograficamente è un luogo di passaggio tra Campania e Calabria.

Ma mi occorreva un suono caratteristico, magari dove nessuno dei gruppi folk della mia area aveva attinto. Mi ricordo di aver fatto una ricerca sonora di giorni prima di arrivare al risultato finale. La soluzione fu un berimbao brasiliano suonato su una cassa dance in quattro quarti, uno strumming di chitarra e il gioco era fatto! Nulla di più semplice ed efficace. Erminio cantò a squarciagola e il fisarmonicista proprio dei Miromagnum, Luigi Bloise, si alternò a questo con dei soli di fisarmonica. Quando facemmo ascoltare al pubblico proprio a Valsinni la canzone fu una sorpresa a detti di molti. L’abitudine di ascoltare quel canto con la sola chitarra come facevano i menestrelli del borgo fu commentato entusiasticamente. Il pubblico fu coinvolto sin dall’apertura del concerto e poi dal racconto dell’usanza dell’uccisione del maiale e dalle leccornie che da sempre ne derivano dalla sua trasformazione. Da allora il “Cup cup” è stato uno dei nostri brani di apertura e uno bis finali. Anche i bambini lo cantavano tornando a casa. Moltissimi ritornano ai concerti proprio per riascoltare la canzone dal vivo. Questo ci “costrinse” a farne una nuova versione nel secondo album, ma per l’occasione pensammo ad una special guest a fare i soli, un musicista d’eccezione, navigatissimo nella world music, Pasquale Laino, nipote di Mango musicista nei suoi concerti e nei suoi album e fondatore dei Kletz Roim. Quello che ha inciso è uno dei più belli assoli di ciaramella che io abbia mai ascoltato in tutta la mia carriera di produttore ed esperienza di musicista. Anche la voce di mia moglie rinforzò maggiormente l’energia dell’arrangiamento. Ma le sorprese non finirono qui. Il secondo album dei Renanera è quello delle collaborazioni, dei featuring, delle special guest. Oltre a Laino, c’era Michele Placido, Vittorio De Scalzi, Leon Pantarei, Eugenio Bennato, Antonino Barresi, Felice Del Gaudio, Alessandro D’Alessandro, ma c’era un gruppo lucano che mi piaceva e che avrei voluto coinvolgere, i Basiliski Roots di Satriano di Lucania. Il loro reggae in dialetto era differente da ciò che avevo ascoltato in giro per la Basilicata. Decisi di chiamarli, ma le tracce erano già piene di collaborazioni e quelle “libere” non si adattavano facilmente all’andamento reggae. L’unica che poteva farlo era proprio “Cup cup”, il cui beat veloce poteva essere dimezzato per inserire un ponte e spezzare la ridondanza del tema. Fu perfetto. Chiamai Max dei Basiliski, gli parlai di quell’idea e ci demmo appuntamento per lavorarci insieme. Fu una serata che non dimenticherò facilmente. Appena Max mi fece ascoltare quello che aveva pensato sembrava già parte della canzone. Il reggae che si mischia con la tarantella dice il testo, sí funziona! Esclamai.

Nel terzo album dei Renanera, quello live, non poteva mancare questo nostro “marchio di fabbrica”, anche se le voci si compenetrano maggiormente.

E questa è la vera storia del leitmotiv “ufficiale” dei Renanera.

ASCOLTA IL BRANO tratto dall’album “Troppo Sud” https://www.youtube.com/watch?v=NnwwXfK1xko

ASCOLTA IL  BRANO tratto dall’album “Renanera”  https://www.youtube.com/watch?v=N3ecRSQdfLw

ASCOLTA IL BRANO tratto dall’album “Renanera in Concerto” https://www.youtube.com/watch?v=nEbiw9F1gks

Ballatarantella – il tour

13697127_1207591662606147_4534495338736512476_n

La band lucana si misura con un nuovo progetto live, il “Ballatarantella tour”. In cui ci saranno alcune incursioni di Vittorio De Scalzi, storica voce dei New Trolls, con cui i Renanera stanno producendo un album, il quarto.

13177467_1166083106757003_4561535736235648284_n

Sul palco, 7 musicisti:  Unaderosa (voce), Erminio Truncellito (voce e tammorra), Antonio Deodati (tastiere, vocoder), Dario Truncellito (percussioni e batteria etnica), Alberto Oriolo (violino, cori, tammorra), Carmelo Ciminelli (Fisarmonica, Ciaramella, Zampogna).

Con scene e luci disegnati da Mario Garrambone, il nuovo tour è iniziato ad Aprile 2016. Come di consueto, la produzione è curata da Antonio Deodati per la T.S.A. Total Sounding Area di Lagonegro (PZ).

A sponsorizzare il tour della band lucana è il portale www.viagginasta.it

Il partner tecnico scelto dalla produzione è ancora una volta Wave Service di Potenza, leader nel settore delll’audio professionale in Basilicata. Olindo Linguerri cura la fonica, Rafael Onorato, l’illuminotecnica, invece Marco Morelli è responsabile dello stage management.

maggiori info su www.renanera.it

13178984_1166082953423685_4152819181810536792_n 

Link video: https://www.youtube.com/watch?v=4ePXACe4KtQ

Queste le date del tour

22 Aprile 2016 @ COMBO – Firenze

23 Aprile 2016 @ LUMIERE – Pisa

8 Maggio 2016 – Auditorium di Avigliano (PZ) – Concerto per Maruzza Basilicata

14 Maggio 2016 – Melfi (PZ) – concerto di piazza (Rievocazione storica su Ronca Battista)

15 Maggio 2016 – Policoro (MT) – concerto di piazza (Festa della Madonna del Ponte)

19 Maggio 2016 – Pignola (PZ) – concerto di piazza (Festa della Madonna degli Angeli)

21 Maggio 2016 – Roseto Capo Spulico (CS) – concerto di piazza (Apertura stagione estiva)

22 Maggio 2016 – Montalbano Jonico (MT) – ospiti dell’evento

“I 100 passi della legalità ” ore 19 (Sala Madre Teresa di Calcutta)

28 Maggio 2016 – POTENZA – Potenza Folk Festival (Festa patronale di San Gerardo)

17 Giugno 2016 – Folk Festival di Collegno (TO)

24 Giugno @ Rena Nera Beach – Torre Annunziata (NA)

4 Agosto 2016 – Montalbano Jonico (MT) – “Luci e suoni dei Calanchi”

7 Agosto 2016 – Cirigliano (MT) – “Vittorio De Scalzi & Renanera in concerto“(Premio Torre D’Argento)

8 Agosto 2016 – Francavilla in Sinni (PZ) – “Francavilla a Tavola”

11 Agosto 2016 – Balvano (PZ) – concerto di piazza

12 Agosto 2016 – San Severino Lucano (PZ) – concerto di piazza

13 Agosto 2016 – Castelsaraceno (PZ) – Festival dei due Parchi

14 Agosto 2016 – Genzano di Lucania (PZ) – “Festival tra Tarantella & Taranta”

15 Agosto 2016 – Lagonegro (PZ) – concerto di piazza

18 Agosto 2016 – Barile (PZ) – “Cantinando 2016”

19 Agosto 2016 – Vittorio De Scalzi & Renanera in concerto –  Nova Siri (MT) – Ilio: alle origini dell’oggi… SIRIS

20 Agosto 2016 – Vittorio De Scalzi & Renanera in concerto - Trivigno (PZ) – “Festa delll’Emigrante” 

21 Agosto 2016 – Muro Lucano (PZ) – concerto di piazza

22 Agosto 2016 – Agromonte di Latronico (PZ) – concerto di piazza

23 Agosto 2016 – Rivello (PZ) “Notte della Tranzumanza”

27 Agosto 2016 – Vittorio De Scalzi & Renanera in concerto – Aliano (MT) Anfiteatro – “Concerto per Maddalena”

17 Settembre 2016 – Vittorio De Scalzi & Renanera in concerto – “NegroFestival 2016” – Pertosa (SA)

24 Settembre 2016 – Grassano (MT) – concerto di piazza

 Ballatarantella-Tour-2016