Basilicata “cuore” del Mediterraneo nella musica di Cirillo

Intervista ad uno dei “fenomeni” estivi della Musica di Basilicata 2016. Pietro Cirillo e le Officine Popolari Lucane hanno riempito le piazze e fatto cantare ai giovani i loro brani. Una scommessa vinta non solo durante i loro concerti ma anche in tante piazze dove altri gruppi contemporanei suonano i loro brani che affondano le radici nel solco tracciato da Antonio Infantino e nella storia di contaminazioni di culture che ha visto la Basilicata “terra di mezzo”. Questo è lo spirito di MusicadiBasilicata.it che ha voluto parlarne proprio con Pietro.

 

MB – Il portale MusicadiBasilicata.it è un luogo attraverso cui intendiamo comunicare la storia musicale di questa regione e le “storie” che ne rappresentano l’identità. Dal primo momento ti abbiamo avuto in questo percorso proprio perché la tua musica è in perfetta sintonia con il nostro progetto. Quanto credi sia utile un luogo di diffusione della nostra identità musicale?

P.C. – Personalmente credo molto in questo portale poiché sono da sempre convinto – grazie all’esperienza e agli studi effettuati negli anni in campo musicale ed antropologico – della grande ricchezza ed identità culturale presente in Basilicata.
La Basilicata è il cuore del sud, raccoglie vissuti e memorie di importanza storica, grazie alla sua cultura fortemente conservativa. La cultura lucana è ricca di realtà etnomusicali poco conosciute o del tutto ignote. Basti pensare all’arpa di Viggiano, alla nostra zampogna a canne, ai famosi cupa-cupa o cubba-cubba ecc.
Non a caso la spedizione in Basilicata effettuata da De Martino e Carpitella (30 settembre-31 ottobre 1952) è considerata l’atto di nascita dell’etnomusicologia italiana.
Quindi penso all’importanza di un contenitore come quello di Musica di Basilicata come una vero e proprio luogo sia virtuale che reale a cui tutti possano attingere per scoprire la magia e la cultura di questa grande terra

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MB – A questo aggiungiamo la consapevolezza che Tricarico, tuo paese di appartenenza e in cui vivi, è uno dei più importanti luoghi della musica di Basilicata e questo nella tua attività non è un dettaglio. Raccontaci della tua storia nella musica tricaricese.

P.C. – Tricarico da sempre è fonte di studio e ricerca non solo per etnomusicologi ma anche per tantissimi musicisti, grazie alla sua grande storia e ricchezza culturale.
Per molti studiosi la porta di ingresso della cultura popolare lucana è proprio la Tricarico del grande poeta contadino Rocco Scotellaro, che proprio negli anni ‘40 ospitò De Martino per preparare quella spedizione che poi ha rivoluzionato i metodi e gli obiettivi degli studi antropologici ed etnomusicologi.
I miei studi musicali e le mie ricerche partono proprio da questa spedizione che De Martino effettuò a Tricarico, e riguardano grandi cantori della tradizione come i canti a fronna di Tricarico della famosa Paolina Luisi o la magica terzina tricaricese al Tamburello di Zi’ Paolo Pisciafuc (Paolo Dabraio).
Affascinato da questi grandi cantori partono i miei studi e le mie ricerche fino all’ incontro nel 1996 con il maestro indiscusso della musica popolare italiana, Antonio Infantino.
Inizio con lui un grande studio ritmico-musicale non solo sulla storia della musica popolare tricaricese ma su tutto il bacino del Mediterraneo.
Grandi tournée insieme al Maestro in tutta Europa, partecipando anche a Palermo al Womad di Peter Gabriel: un’esperienza di formazione straordinaria Personalmente posso dire che l’esperienza musicale per tanti anni con il Infantino è stata fondamentale per il mio personale percorso artistico.

 

MB – Inoltre la Basilicata vive una sorta di paradosso. Essendo terra di passaggio – al centro di tre grandi regioni la cui “forza comunicativa” delle tradizioni musicali è sempre stata superiore alla nostra – abbiamo sempre faticato a far emergere una nostra reale identità. Ciò perché, essendo crocevia di popoli, forti sono sempre state le influenze e le contaminazioni. Ma questo rappresenta anche un grande arricchimento per noi. Quali sono le influenze che provengono dall’esterno, nella tua produzione?

P.C. – La Basilicata come “terra di mezzo” è stata sempre patria di grandi dominazioni, passaggi- “transumanze” di popoli e tradizioni che hanno lasciato nel loro passaggio influenze importanti nei vari dialetti e nella nostra cultura popolare. Le mie influenze provengono non dalle regioni limitrofe alla Basilicata bensì dal nostro grande Mediterraneo e dai suoi popoli che per secoli hanno dominato la nostra terra lasciandoci grandi ricchezze culturali, fonti di importanti studi. La mia musica è sicuramente figlia di Tricarico ma fortemente influenzata dal grande Mediterraneo.

 

MB – Cosa pensi che, in musica, la Basilicata possa avere di “unico”, di diverso rispetto alle altre regioni del Sud?

P.C. – Ogni regione di per se’ è unica, nel senso che è il territorio detentore di un patrimonio culturale/popolare unico; il problema è conoscere veramente il nostro patrimonio e valorizzarlo. Ognuno dovrebbe realmente conoscere la propria identità, studiarla e farsi portavoce della propria terra.

 

MB – Tra le varie realtà musicali lucane, tu rappresenti una delle poche che si cimenta a scrivere “nuova” musica di Basilicata, al punto che non è raro sentire alcuni tuoi brani più conosciuti nei repertori di altre formazioni lucane contemporanee. Ovviamente un orgoglio per te ma anche una scommessa autoriale rischiosa, in quanto non fai sicuramente affidamento su brani storici della musica popolare meridionale che, onestamente, aiutano molto nella “gestione” live del pubblico. Per questo anche MusicadiBasilicata.it crede molto nel tuo lavoro! Questa formula, però, pare ti stia dando comunque ottimi risultati nei tuoi concerti, vero?

P.C. – Ti ringrazio per la fiducia…. Da quando ho fondato il mio progetto musicale ho sempre cercato di comunicare attraverso la mia musica l’amore incondizionato verso questa meravigliosa terra e soprattutto verso questo popolo straordinario che, con la sua gioia e umiltà, per me è stato sempre fonte di ispirazione e grande insegnamento. Sono molto felice che le nostre canzoni siano per i più giovani un punto di riferimento. Ai nostri concerti vediamo tantissimi giovani cantare le nostre canzoni e partecipare con gioia. Questo per noi è molto importante anche perché cerchiamo di comunicare e trasmettere sempre speranza e amore verso una terra che oggi più che mai ha bisogno di noi giovani per continuare a credere in un futuro migliore!

 

MB – Raccontaci del nuovo progetto di Officine Popolari Lucane, dei tuoi amici con cui condividi questa avventura

P.C. – Il Progetto Officine Popolari Lucane è l’espressione di una ricerca musicale che parte dalla nostra terra di origine, “la Lucania”, per poi aprire i suoi infiniti orizzonti al nostro Mediterraneo. Questa magia della tarantella conduce musicisti, artigiani, pittori, scrittori verso sentieri mai percorsi, dove si ritrovano i segni e i volti di una storia millenaria e, nello stesso tempo, le pulsazioni di un presente che riguarda soprattutto il confronto e il contatto fra i popoli. Le Officine Popolari Lucane diventano allora uno strumento di comunicazione, è un segno artistico/musicale che rappresenta naturalmente la nostra origine e la nostra cultura popolare. Cosa sarebbe un uomo moderno senza una memoria storica del suo passato? Cosa potrebbe diventare il popolo lucano senza una reale e profonda comprensione del senso degli avvenimenti passati e di una cultura che subisce attacchi sempre più violenti? Le O.P.L. (Officine Popolari Lucane) vogliono recuperare attraverso la storia e la cultura dei nostri padri la loro eredità e i loro valori e trasmetterli alle generazioni future. Capire cosa eravamo per stabilire cosa saremo. Visto che le proprie radici rimangono addosso come un marchio di fabbrica, le officine vogliono forgiare legami e ricostruire il senso di un destino comune. In questa logica si aprono a infinite e preziose collaborazioni con artisti provenienti da altre regioni d’Italia e da tutto il bacino del Mediterraneo. Un percorso quello delle O.P.L. che si è sviluppato spontaneamente per la reale esigenza di riappropriarci di un segnale musicale in cui riconosciamo le nostre radici, al di fuori di ogni moda esterofila e massificante. Le officine saranno dei luoghi dove mietere e raccogliere storie, musiche e sentimenti, prodotte e recepite da uomini che si incontrano, che comunicano e che costruiscono un mondo di differenze ramificate. Luoghi per disinnescare il concetto di “Lucania come terra negata alla storia e allo Stato”, come tante terre colonizzate del Mediterraneo; luoghi per l’affermazione di uomini non rassegnati ed eternamente pazienti ma artefici del proprio destino e orgogliosi della loro grande civiltà. Cosi lo ha concepito il responsabile del nostro Progetto, Luciano Zasa.

 

/GLAC per MUSICADIBASILICATA.IT

Author: musilicata

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